Domenica 26 Luglio
Gruppo del Lagorai – Cima di Cece – Lago Brutto
| Quota massima: 2754 m (Cima di Cece) | Cartografia Tabacco: 014 |
L’escursione sarà strutturata su due gruppi. Il Primo salirà la cima di Cece mentre il gruppo B opterà per il giro dei laghi. Cima di Cece è una elevazione del Trentino orientale, spartiacque fra la Val di Fiemme (bacino dell’Adige) e la Valle del Vanoi (bacino del Brenta) fra i comuni di Predazzo e Canale San Bovo; La caratteristica roccia porfirica, scura e rossastra, è in evidente contrasto con la chiara e pallida roccia Dolomitica delle attigue Pale di San Martino e del Catinaccio. Cima Cece con i suoi 2754 m rappresenta la massima elevazione della Catena del Lagorai. Lungo il percorso sono presenti fortificazioni e trincee risalenti alla prima guerra mondiale. L’escursione è abbastanza impegnativa, sia per lunghezza che per dislivello: I sentieri, verso la parte finale, sono abbastanza ripidi e, a tratti, su pietraie. Il gruppo “B” Dal bivacco Paolo e Nicola, sulla forcella di Valmaggiore, prosegue verso ovest in un ambiente che si apre in ampi anfiteatri detritici. Superata la forcella Dos Caligher – 2190 m, si continua attraversando paesaggi lunari fino ad affrontare la salita che arriva alla Forcella di Moregna – 2397 m, punto più alto del percorso. Da qui il paesaggio cambia radicalmente. Di fronte, il panorama si apre sulla sottostante Val di Fiemme e il più lontano Latemar. La discesa verso il Lago Brutto e il contesto diventano via via sempre più suggestivi per la presenza di corsi d’acqua che collegano il lago Brutto con il sottostante Lago delle Trote. Prati verdi, ampi spazi aperti, panorami verso le lontane dorsali Dolomitiche. In circa un’ora il sentiero conduce alla Malga Valmaggiore, chiudendo così l’anello.
| Gruppo A | |||
| Difficoltà EE | Dislivello 1200 m | Lunghezza 17 km | Tempi 6,5 h |
| Gruppo B | |||
| Difficoltà E | Dislivello 840 m | Lunghezza 11,5 km | Tempi 5 h |
Mercoledì 5 – Giovedì 6 – Venerdì 7 – Sabato 8 Agosto
Parco Nazionale Alti Tauri – Schobergruppe
| Quota massima: 3119 m (Cima Böses Weiβl) | Cartografia Tabacco: 076 – Alpenvereinskarte 41 |
Il gruppo dello Hochschober è una delle sezioni centrali degli Alti Tauri, situato tra Tirolo e Carinzia, in territorio Austriaco. È noto per i numerosi picchi di oltre 3000 metri, i laghi alpini e i sentieri escursionistici. Il Petzeck – 3283 m, ne rappresenta la vetta più alta. Il gruppo deve il suo nome alla vetta più rappresentativa, l’elegante e piramidale Hochschober – 3242 m. È una zona ricca di gneiss e scisti micascisti, che offre paesaggi con crinali rocciosi, laghi e una notevole biodiversità, un’ambiente tipicamente alpino e selvaggio. Il territorio è dominato da ampie vallate di notevole bellezza rispetto ad altre regioni degli Alti Tauri e mantiene un carattere isolato e autentico. Nel complesso, il gruppo dello Hochschober si distingue per la combinazione di bellezze naturali, ambienti d’alta montagna accessibili e tracce storiche legate ai passaggi fra le valli.
Giorno 1: Dal parcheggio di Seichenbrunn – 1670 m, si segue il sentiero N° 28. Inizialmente la strada forestale risale la Debantal. Il tracciato diventa ben presto sentiero e sale con pendenza regolare tra bosco rado e pascoli alpini, costeggiando il torrente Debantbach e attraversandolo più volte su ponti di legno, incontrando animali da fattoria di ogni tipo (mucche, pecore, capre, maiali, asini. Dopo un tratto più ripido, si raggiunge la conca superiore dove compaiono ampi pendii erbosi e dove il rifugio diventa visibile. Un’ultima breve salita porta al Lienzer hütte – 1977 m, dove si pernotta. Il rifugio, circondato da ampi pascoli alpini, è situato in una posizione pittoresca ed è considerato meta ambita per gli escursionisti, nonché punto di partenza per numerose escursioni in alta quota, come l’Hochschober, la cresta Debantgrat o la cima Glödis Spitze. Considerata la brevità del percorso, si valuterà in loco un’escursione supplementare e/o integrativa (salita al Gartlsee oppure al Wangenitzsee hütte con l’omonimo lago).
Giorno 2: Dal Lienzer hütte si segue il sentiero N° 915 (Ebelfederweg o Kartner grenzweg), che risale, inizialmente, con pendenze moderate, pascoli e terreno aperto. Il tracciato si sviluppa lungo la valle superiore della Goβnitz, puntando al versante sud della forcella. Nella parte finale il percorso si sviluppa prima su terreno detritico, poi su sfasciumi. Dalla forcella si apre un panorama splendido sulle Neualplseen, una grandiosa conca con alcuni laghi alpini. La discesa in questa conca procede su terreno sassoso inizialmente, poi tra dossi erbosi e tratti pianeggianti che costeggiano i laghetti. Lasciati i laghi, si percorre l’altopiano in direzione sud-est, seguendo le ottime indicazioni. Il sentiero prende poi a salire leggermente verso il pendio dove sorge lo Elberfelder hütte – 2346 m, già ben visibile da lontano. Un ultimo tratto su roccette facili e terreno sassoso e si arriva al rifugio dove si pernotta.
Giorno 3: Dall’Elberfelder hütte si imbocca il sentiero N° 918 che risale verso la kesselkeesscharte, seguendo tracce e ometti su terreno inizialmente erboso, poi via via più detritico. La traccia sale con pendenza costante lungo il versante sud, offrendo subito ampie vedute sul circo glaciale e sulle cime circostanti. Superati alcuni gradoni rocciosi (mai difficili ma ripidi), il percorso si porta sotto le pendici della montagna. Raggiunta la Kesselkerssharte – 2912 m, si continua verso sinistra sul sentiero N° 945A, proseguendo su pendii tra detriti e sfasciumi, dove il tracciato si fa meno evidente ma sempre segnalato da ometti. Raggiunta la dorsale superiore si supera la successiva Kesselkeessattel e si segue la cresta finale che conduce alla cima della Böses Weiβl” o “Böses Weiβele” – 3119 m. La cresta presenta brevi tratti esposti che richiedono passo sicuro. Dalla cima ampia vista su: RoterKnopf, Petzeck, Hochshober, Grossglockner. In assoluto uno dei più vasti e suggestivi panorami della zona. Il rientro al rifugio avviene per la via della salita.
Giorno 4: Dall’ Elberfelder hütte si segue il sentiero per la Gößnitzscharte, inizialmente erboso, poi detritico. Raggiunta la forcella, dopo un breve tratto su roccia, si può ammirare lo spettacolare panorama del Grosser Gossnitzekees. Superata la forcella si comincia a scendere, fino a raggiungere una conca detritica, dalla quale si torna a risalire e, tempo permettendo, raggiungere il Gossnitzkopfbivak – 2795 m, punto particolarmente panoramico. Il percorso prosegue in ambiente ampio e selvaggio, sempre su tracce evidenti che, con alcuni saliscendi, portano a raggiungere la Gonitzscharte sud. Dal valico inizia la lunga ma facile discesa che, con pendenza via via più morbida, ripetendo i sentieri percorsi il primo giorno, riporta al Lienzer hütte e poi al parcheggio.
| Giorno 1 | Seichenbrunn – 1670 m – Lienzer Hütte – 1977 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 310 m | Lunghezza 3,5 km | Tempi 1,15 h | |
| Giorno 1 | Giro facoltativo al Gartlsee – 2571 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 620 m – 620 m | Lunghezza 8 km | Tempi 3,5 h | |
| Giorno 1 | Giro facoltativo al Wangenitzsee hütte – 2508 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 620 m – 620 m | Lunghezza 11,5 km | Tempi 4,5 h | |
| Giorno 2 | Lienzer Hütte – 1977 m – Elberfelder hütte – 2346 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 780 m – 400 m | Lunghezza 7 km | Tempi 3,5 h | |
| Giorno 2 | Salita facoltativa al Hinterer langtalsee – 2363 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 190 m – 190 m | Lunghezza 4,5 km | Tempi 1,5 h | |
| Giorno 3 | Elberfelder hütte – 2346 m – Böses Weiβl – 3119 m | |||
| Difficoltà EE | Dislivello + 850 m | Lunghezza 10 km | Tempi 5 h | |
| Giorno 4 | Elberfelder hütte – 2346 m – Seichenbrunn – 1670 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 400 – 1150 m | Lunghezza 11 km | Tempi 5 h | |
Sabato 29 Domenica 30 Agosto
Gruppo del Cevedale – Cima Lago Lungo – Rifugio Guido Larcher
| Quota massima: 3165 m (Cima Lago Lungo) | Cartografia Tabacco: 048 |
Escursione ad anello, bella e straordinaria, con viste particolarmente interessanti su cime e ghiacciai del gruppo del Cevedale. Ben 10 sono i laghi alpini lungo l’intero percorso, (splendido il lago Nero). La cima, rispetto alle più alte e blasonate elevazioni circostanti, (Cevedale, Gran Zebrù, Ortles, Vioz) è modesta, ma di grande attrattiva panoramica. Il rifugio Larcher al Cevedale, Bello e accogliente è intitolato al volontario Irredentista Guido Larcher, figura importante della SAT, poi parlamentare. L’itinerario porta alla scoperta degli ambienti solitari del versante trentino del Parco nazionale dello Stelvio. Da Malga Prabon al Rifugio Larcher, con grandi vedute verso grandiose cime glaciali, imponenti paesaggi di ghiaccio e roccia sul pendio occidentale del Monte Vioz e i laghi alpini sopra il limite del bosco. La Val Venezia, si estende fino al ghiacciaio del Cevedale e il Cevedale II (Südliche Zufallspitze). La bellezza di questa valle diventa sempre più selvaggia, lo scrosciare dell’acqua sempre più forte, la vegetazione più scarsa e le rocce sempre più imponenti. A quasi 2.600 m si arriva al Rifugio Guido Larcher, dove si può godere della vista sui ghiacciai circostanti.
Giorno 1: L’escursione inizia da Malga Prabon – 1790 m, risalendo un sentiero non numerato, fino al vecchio parcheggio presso la centrale ENEL. Da qui si prosegue su sentiero N° 102 attraverso un bosco, dove sono presenti giganteschi pini Cembri, fino ad arrivare a Malga Mare – 1970 m. È possibile una piccola deviazione per vedere la cascata “Salto dei Gembri” (o Salt dei Gembri) che, in inverno, diventa una spettacolare cascata di ghiaccio ed una affascinante meta di arrampicata, con circa 100 metri di sviluppo. Si raggiunge la bella conca di Pian Venezia, dove si trova un piccolo rifugio per i sorveglianti del parco, con annessa area sosta. Il sentiero prosegue, ben segnato e in dolce ripresa fino al rifugio Larcher – 2608 m, risalendo la Val Venezia, formatasi dal ritiro della vedretta di cima Marmotta.
Giorno 2: Dal rifugio si intercetta il sentiero N° 104 (indicazioni per il rifugio Dorigoni e lago della Marmotta) che si risale con buona fatica fino ad una piccola forcella, non segnalata. Si Raggiunge, la bella conca del lago della Marmotta – 2706 m, con lo splendido panorama sul monte Cevedale, Palon della Mare, Vioz e gruppo della Presanella. Dopo aver percorso un tratto con numerosi saliscendi, con vista sul Lago lungo, si arriva ad un punto, a circa 2630 m, dove si svolta decisamente a sinistra e, con salita assai ripida, si raggiunge una zona dove sono presenti alcuni specchi d’acqua, denominati ” le Pozze”. L’ambiente, diventa più selvaggio, solitario e poco frequentato, dominato dalla mole della cima Marmotta. Mantenendo la destra del lago più meridionale, dopo un pendio detritico, si raggiunge un anfiteatro ai piedi della cima Lago lungo. Seguendo quindi il crinale a sinistra, con un po’ di fatica, si guadagna la Bocchetta di Lago Lungo – 3149 m. Ora, seguendo a destra l’effimera traccia e i pochi ometti di pietra si inizia a salire. Il percorso non è complicato, ma necessita di attenzione per un passaggio leggermente esposto su un breve canale detritico. In 15 minuti si arriva in cima, identificata da un grosso ometto – 3165 m. Si ritorna alla bocchetta di Lago Lungo poi, volgendo la fronte alla vedretta del Careser, si scende tra rocce e sfasciumi in direzione della passerella che attraversa il rio Careser. Si prosegue lungo un enorme anfiteatro, una volta occupato dai ghiacci, fino ad arrivare ad un bivio a quota 2867 m. Si prosegue a destra, sul sentiero N° 104A e, contornando la base della cima Lago Lungo, si arriva ad una selletta dalla quale finalmente si vede la diga e il lago del Careser. Da lì, sarà possibile raggiungere lo stupendo lago Nero in 10 minuti. Ritornati alla diga con sentiero N° 123, si rientra a Malga Mare e infine al parcheggio.
| Giorno 1 | Seichenbrunn – 1670 m – Lienzer Hütte – 1977 m | |||
| Difficoltà E | Dislivello + 620 m – 620 m | Lunghezza 8 km | Tempi 3,5 h | |
| Giorno 2 | Difficoltà E/EE solo per la cima | Dislivello + 620 m – 620 m | Lunghezza 11,5 km | Tempi 4,5 h |
Domenica 13 Settembre
Gruppo del Lagorai – Cima delle Stellune
| Difficoltà: EE | Dislivello: 1130 m | Tempi: 7 ore |
| Lunghezza: 18 km | Quota Massima: 2605 m (Cima delle Stellune) | Cartografia Tabacco: 014 |
Cima delle Stellune si trova nella parte occidentale della Catena del Lagorai e presenta più valli d’accesso: dal versante Nord attraverso la Val Moena, dal versante Ovest dalla Val delle Stue e dal versante Sud per la Val Sorda. Questi itinerari confluiscono alla Forcella di Val Moena da cui si risale il fianco settentrionale della cima, seguendo un tracciato militare della Grande Guerra. Da Ponte Conseria si segue la strada forestale per poi inoltrarsi nel bosco. Giunti al Ponte Quarelo, il sentiero attraversa il rio portandosi sulla destra idrografica ed inizia a risalire il versante della valle. In breve il bosco si fa più rado, un preludio agli ampi spazi delle praterie che circondano Malga Valsorda. L’avvicinamento prosegue dal versante sud, quello della Val Sorda. Risalendo la valle si lascia Malga sulla destra e si superano i caratteristici Laghetti delle Buse Basse, o Laghi di Rocco, fino alla Forcella di Valsorda – 2256 m, dove sono tuttora evidenti ruderi e tracce della grande Guerra. Più in basso è ben visibile il Lago delle Stellune. Si prosegue costeggiando il versante ovest della Cima fino alla Forcella di Val Moena, superando una delle tipiche pietraie di massi porfirici dei Lagorai, un tempo tratto di strada militare e oggi parte della “Translagorai”. La salita vera e propria alla Cima si separa dal tracciato principale poco oltre la forcella, inizialmente su un pendio roccioso alquanto ripido e con brevi tratti piuttosto esposti. Poi il sentiero si fa un’altra volta facile, superando un ultimo tratto ripido ma ben gradinato. La discesa segue la medesima via di salita. Escursione poco nota, ma in ambiente vario e selvaggio, panorama a 360 gradi.
Sabato 26 Settembre
Passo di Valparola – Giro e Cima Settsass
| Difficoltà: E | Dislivello: 800 m | Tempi: 6 ore |
| Lunghezza: 17 km | Quota Massima: 2571 m (Cima Settsass) | Cartografia Tabacco: 007 |
Il Gruppo del Settsass funge da confine geografico tra il Bellunese e la Val Badia. Rappresenta uno dei maestosi protagonisti del panorama del Passo Valparola. Situato nel pieno della zona dei combattimenti durante la Grande Guerra, il Settsass è ancora oggi ricco di ruderi, caverne e trincee tra i quali le casermette della Postazione Edelweiss. Dal passo di Valparola si inizia un suggestivo giro ad anello attorno a questo gruppo, una delle vette più panoramiche delle Dolomiti. Il punto di partenza è il rifugio passo Valparola dove, a margine di quest’ ultimo, si imbocca il sentiero N° 24. Tralasciando sulla sinistra l’omonimo piccolo lago, Il percorso si snoda con tranquilli saliscendi e scorci panoramici verso nord, sulle Conturines e la val Badia, superando il Vallone Pudres e raggiungendo la località Le Pizades, dopo circa 2 ore dal punto di partenza. Successivamente si Abbandona il sentiero N° 24 e si sale a sinistra per raggiungere la cima Settsass, seguendo un sentiero ripido, ma mai difficile e sempre ben segnalato. Raggiunta la cima – 2571 m, il panorama si presenta immenso, Conturines, Fanes, Lagazuoi, Sorapis, Antelao, Averau, Tofane, Pelmo, Civetta e molto altro ancora. A malincuore si scende quindi nuovamente al bivio e si continua in direzione Ovest fino all’ incrocio tra i sentieri N° 24 e 23 dove, girando a sinistra, si procede tra grossi massi in direzione della forcella Sief e il Col di Lana. Raggiunto il passo Sief, dopo una doverosa sosta all’omonimo bivacco, ci si dirige nuovamente verso il passo di Valparola, seguendo il sentiero che si snoda tra leggeri saliscendi e che rientra al punto di partenza dell’escursione.
Domenica 4 Ottobre
Dolomiti bellunesi – Cima del Mondeval
| Difficoltà: E | Dislivello: 940 m | Tempi: 6,5 ore |
| Lunghezza: 15 km | Quota Massima: 2455 m (Cima del Mondeval) | Cartografia Tabacco: 025 |
Il Monte Mondeval (o Corvo Alto) fa parte del sottogruppo del Cernera e si trova nel primo dei nove gruppi dolomitici riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Il versante orientale, rivolto verso l’Alpe Mondeval, è erboso mentre presenta nere e strapiombanti pareti tufacee verso la Val Fiorentina. Famoso per la frequentazione invernale, è una gradevole meta estiva, senza alcuna difficoltà se non l’esposizione della cresta finale, in un ambiente magnifico. Questa zona è compresa tra la valle del Boite, le Valli Zoldana e Fiorentina. Oltre all’aspetto estetico è anche fondamentale custode della storia della zona. Alla base del Pelmetto e dei Lastoi di Formin, infatti, sono state rinvenute orme fossili di dinosauro, mentre nel sito di Mondeval è stato ritrovato lo scheletro intatto di un cacciatore del Mesolitico risalente a circa 7000 anni fa e tuttora conservato al Museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore. Nonostante la sua importanza il Mondeval è un luogo tranquillo e non troppo frequentato a livello escursionistico. È facilmente raggiungibile dal Passo Giau ma esistono ulteriori vie di accesso alla cima del monte. La salita inizia su comoda strada forestale che si innesta su un sentiero ben segnalato che risale, senza particolare impegno l’armonioso pendio, costeggiando il Paluf della Fusinata, fin sotto alla Crepa delle Bimbe. Dopo essere transitati per il sito archeologico si arriva a malga Mondeval de Sora. Si continua fino al laghetto delle Baste e da lì, con un altro piccolo sforzo fisico, si arriva alla cima seguendo la spettacolare linea di cresta. Il rientro avviene per la via di salita.
