Domenica  12  Aprile

Gruppo dell’Antelao – Monte Tranego – Rifugio Antelao

Difficoltà: EAI Dislivello: 800 m Tempi: 6,5 ore
Lunghezza: 11 km Quota Massima: 1854 m (Monte Tranego) Cartografia Tabacco: 016

Oltrepassata Pieve di Cadore si raggiunge la suggestiva frazione di Pozzale, circondata da prati e boschi, dove si parcheggia nella parte alta del borgo. Si tratta di un’escursione priva di particolari difficoltà tecniche, sicuramente spettacolare e di relativo impegno fisico. Si sale per la strada militare, inizialmente asfaltata ma chiusa al traffico veicolare. La carrareccia, ardita, procede tranquillamente attraversando un fitto bosco che offre incantevoli panorami sulla valle del Centro Cadore, i suoi borghi, il suo lago e sulla catena degli Spalti di Toro con le sue innumerevoli guglie. Contro il cielo, il baluardo del monte Tudaio e della catena aspra e selvaggia dei Brentoni. Solo arrivati all’ultimo, munito tornante, ecco la candida parete dell’Antelao e lo strapotere visivo della imponente catena delle Marmarole culminante nella elegante cuspide della Croda Bianca. Mancano solo pochi metri ormai per la cima del Tranego dove era posizionato, durante la grande guerra, un osservatorio dell’artiglieria Italiana. Il piccolo ex rifugio, che precede questo spettacolare belvedere, fu in origine dedicato alla memoria del Tenente De Pluri, caduto nelle prime settimane di guerra. Edificato probabilmente sopra i resti di precedenti casermette risalenti al primo periodo bellico. Ritornati alla sella la strada continua fino alla forcella Antracisa dove, all’incrocio di molteplici sentieri, è stato costruito il bivacco in muratura Tita Panciera.  Ora il sentiero numero 250 continua fino al rifugio Antelao – 1796 m. Per il ritorno, si percorre a ritroso la medesima strada, godendo della compagnia e del panorama sugli spalti di Toro.

Domenica  3  Maggio

Prealpi Friulane – Anello del Monte Fara

Difficoltà: E Dislivello: 830 m Tempi: 5 ore
Lunghezza: 10 km Quota Massima: 1345 m (Monte Fara) Cartografia Tabacco: 012

Al margine della pianura pordenonese, in posizione dominante sulla Val Cellina e sul bacino artificiale di Ravedis, il monte Fara sovrasta l’abitato di Maniago. È una elevazione delle Prealpi Carniche che offre una eccellente visione panoramica sulla Pianura Friulana, sulle vicine vette del gruppo del Cavallo, dei Monti Raut e Jouf. La cima è raggiungibile attraverso sentieri escursionistici che partono da Bosplans e che offrono circuiti con difficoltà variabile, nonché punti di interesse come Malga Fara e Forcella Crous. La salita ricalca la lunga dorsale che divide la Val di Rems a destra dalla Val di Crous a sinistra e si sviluppa lungo il versante settentrionale del monte, con una bella ascensione in ambiente boschivo. In un breve tratto il sentiero rasenta un profondo salto per poi avvicinarsi ad uno splendido prato, un grandioso punto panoramico che interrompe la continuità del bosco. Si attraversa una ordinata e densa faggeta che accompagna l’escursionista per la maggior parte della salita e che si dirada gradualmente sino ad arrivare alla dorsale sommitale, libera dagli alberi, che fa capolino su un panorama vasto ed inaspettato. Verso sud siamo sulla verticale del lago di Ravedis, il paese di Montereale Valcellina e la vasta ed estesa pianura friulana mentre, a sinistra, lo sguardo si fissa dalle pendici fittamente alberate del Monte Jouf. A nord lo sfondo è occupato dalla sagoma del Monte Raut distinto, nella sua parte sommitale, dalle rilevanti pareti calcaree. Nelle giornate limpide si distingue molto bene la laguna Adriatica, il golfo di Trieste e la costa Dalmata.

Domenica  17  Maggio

Ciclabile della Valsugana – Laghi di Caldonazzo e Levico

Difficoltà: CT Dislivello: 150 m Lunghezza: 58 km Tempi: 8 ore

Nel 2014 è stata inserita tra le 4 ciclabili più belle d’Europa, nel 2020 ha ricevuto l’Italian Green Road Award (premio della stampa) come ciclabile più verde d’Italia al Cosmo Bike Show di Verona. Stiamo parlando della pista ciclabile della Valsugana, che collega il Lago di Caldonazzo con Bassano del Grappa, un vero e proprio paradiso per tutti gli appassionati delle due ruote a pedali: lungo il percorso si intrecciano cultura, storia e paesaggi naturali davvero unici a cavallo tra Trentino e Veneto. Il fiume Brenta con il suo corso, talvolta sinuoso, rappresenta un itinerario unico caratterizzato da aspetti storico-culturali, nonché artistici e naturali di estremo interesse, attraverso territori ricchi di attrattive. Le sue acque accompagnano l’escursionista lungo un percorso facile, prevalentemente pianeggiante, adatto a tutti, idoneo a trascorrere piacevoli ore di libertà all’insegna dello sport e del contatto con la natura. Durante il percorso si attraverserà il centro di Borgo Valsugana, capoluogo politico e amministrativo della valle, dominato dall’imponente Castel Telvana che fa parte del Club “I Borghi più Belli d’Italia”. E poi Caldonazzo, borgata di schietta caratteristica trentina che si estende su una ampia pianura del lago omonimo, i frutteti che tingono di verde la terra e lo spumeggiante torrente Centa. Poi ancora Levico Terme che colpisce per il carattere ancora immutato di città di stampo ottocentesco, che rievoca le atmosfere delle belle époque, in cui nobili da tutta Europa venivano a ritemprarsi dalle fatiche, dalle trame e dagli imbrogli di corte.

Domenica  31 Maggio

Gruppo del Lagorai – Panarotta e Cima Fravort

Difficoltà: E Dislivello: 790 m Tempi: 6,5 ore
Lunghezza: 12,5 km Quota massima: 2347 m (Cima Fravort) Cartografia Tabacco: 058

La cima del monte Fravort si trova nella parte più occidentale del gruppo del Lagorai ed è una vetta molto panoramica, che si raggiunge con media difficoltà. Si può godere di una splendida veduta sulla cresta settentrionale dell’altopiano di Asiago, cima Portule, Mandriolo e sulla Valsugana. A nord sono visibili il gruppo del Lagorai e la inconfondibile cuspide di Cima d’Asta. Verso ovest si nota la dorsale delle Dolomiti di Brenta. Così, come su tutte le cime panoramiche, due occhi non bastano per ammirare nella sua interezza tutto lo spettacolo offerto dall’ ampio orizzonte e ogni istante trascorso in vetta compensa largamente le fatiche accumulate per raggiungere la cima. Le difficoltà in salita sono variabili, riferite sempre e solamente all’impegno fisico, con tratti che vanno da facili e poco ripidi a molto scoscesi e su terreno ghiaioso. Sulla cima, in un ambiente tormentato, fatto di pietraie basaltiche, si trovano postazioni risalenti al periodo della Grande Guerra, un bivacco e tracce di trincee, camminamenti, scale, basamenti di baracche; 20 metri sotto la cima, in direzione est, corre una lunga trincea con i resti dei basamenti delle teleferiche, baraccamenti e la strada militare che merita senz’altro una visita. L’escursione comprende anche cima Panarotta dove i resti delle postazioni militari si mescolano alle antenne radio e alle stazioni degli impianti di risalita. Tabelle esplicative illustrano le vicende belliche in Valsugana, descrivono i manufatti che s’incontrano sul territorio e i lavori di ripristino effettuati negli ultimi anni. Insomma, per dirla tutta, una vetta niente male.

Domenica  14  Giugno

Altopiano dei sette Comuni – Cima XII – Ferozzo

Difficoltà: E Dislivello: 780 m Tempi: 6 ore
Lunghezza: 16 km Quota massima: 2336 m (Cima XII – Ferozzo) Cartografia Tabacco: 050

Cima XII, con i suoi 2336 metri, è il tetto dell’Altopiano dei 7 Comuni. Situata tra le province di Vicenza e Trento è nota anche come Ferozzo, dal cimbro Fiorotz “montagna di Freja”. La caratteristica della cima deriva dal fatto che a mezzogiorno la montagna proietta un cono d’ombra sul sottostante paese di Borgo Valsugana. Nelle giornate più limpide, da questa altezza incontrastata, si può ammirare un panorama a 360°: dalle Alpi dal Bernina alla Vetta d’Italia e, a sud, lo scintillio dell’Adriatico. Data la sua posizione di passato confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Asburgico fu al centro di dispute e, successivamente, interessata da importanti eventi bellici. L’escursione inizia dal parcheggio di Malga Galmarara – 1614 m. Procedendo in direzione nord su un’ampia forestale (segnavia N° 830), in un ambiente tipicamente carsico. Poco dopo Busa della Pesa – 1775 m, la via si biforca; Mantenendosi a sinistra e inoltrandosi tra estesi e intricati mugheti la salita rimane pressoché costante fino ad arrivare al bivacco e al Bivio Italia. Si piega prima a sinistra e poi a destra, salendo al Portello di Galmarara – 2175 m.  Da qui, mantenendo la sinistra, si sale per ripide ghiaie fino alla prima croce di vetta in legno – 2336 m e, dopo qualche decina di metri, si arriva all’imponente croce metallica visibile dalla Valsugana. Dalla cima si scende prima alla Forzelletta e poi al bivacco Busa delle Dodese Roger Lenzi – 2050 m. Dietro al bivacco parte una traccia militare non segnata che conduce verso la Busa del Cavallo e alla Karl KaiserStrasse che riporta al Bivio Italia e riprendere il sentiero dell’andata fino al parcheggio.

Domenica  21  Giugno

Dolomiti d’Ampezzo – Sass de Stria – Ferrata Fusetti

Difficoltà: EEA/E Dislivello: 740 m Tempi: 4,5 ore
Lunghezza: 10 km Quota massima: 2447 m (Cima Sass de Stria) Cartografia Tabacco: 003

Il Sass de Stria, (Strega in ladino) con i suoi 2477 m si eleva sopra il Falzarego e controlla la strada delle Dolomiti per l’accesso alla Val Badia tramite il Passo di Valparola. È dunque comprensibile la sua importanza strategica per gli austro-ungarici durante la Prima Guerra Mondiale; verso est il Piccolo Lagazuoi aspramente conteso, verso ovest la zona altrettanto combattuta di Passo Sief e del Col di Lana: il Sass de Stria era un posto di osservazione perfetto di cui oggi troviamo molte testimonianze, un vero e proprio museo all’aperto della Grande Guerra. Per noi, un secolo dopo, queste sono montagne di gioia perché regalano le emozioni dell’alta quota dolomitica. La cima è uno dei più bei balconi panoramici, al centro dei principali gruppi, e permettono di comprendere il piccolo tassello di storia che nessun libro può descrivere. Il panorama è davvero fantastico. È l’immensa magia delle Dolomiti, l’incredibile vastità delle geometrie alpine, la meta che ogni escursionista dovrebbe aggiungere nel proprio curriculum. L’escursione prevede percorsi per due gruppi che partiranno entrambi dal parcheggio del Forte Tre Sassi. La comitiva “A” salirà per la via ferrata intitolata allo S.ten. Mario Fusetti e raggiungerà la vetta. La comitiva B seguirà il percorso verso la cima all’interno dei camminamenti e confluire in una profonda fenditura nella roccia. Con un facile percorso attrezzato e alcune scale e superato l’ultimo balzo roccioso si arriva alla solare vetta del Sass de Stria e al pianoro, con la grande Croce. La cima offre un panorama a 360 gradi sulle Dolomiti ampezzane, sulla Marmolada, sul Gruppo del Sella e sul Col di Lana.

Domenica  5  Luglio

Alpi Carniche – Monte Avanza – Hochweißsteinhaus

Gruppo A

Difficoltà: EE Dislivello: 1000 m Tempi: 5 ore
Lunghezza: 9,5 km Quota massima: 2489 m (Monte Avanza) Cartografia Tabacco: 001

Gruppo B

Difficoltà: EE Dislivello: 1150 m Tempi: 4,5 ore
Lunghezza: 11 km Quota massima: 2355 m Cartografia Tabacco: 001

Interessante escursione strutturata su due gruppi, con altimetrie e distanze simili. Il Monte Avanza è una montagna delle Alpi Carniche alta 2.489 m e rappresenta la punta orientale estrema del Massiccio Peralba/Avanza.  L’aspetto di questa montagna è severo e fu uno dei teatri di combattimento della Grande Guerra, della quale rimangono ancora evidenti tracce. Da questa splendida cima lo sguardo spazia quasi in ogni direzione. Il percorso risulta assai vario, attraversa ghiaioni e canaloni transitando sotto straordinarie pareti e forcelle di inconsueta bellezza. L’itinerario, pur non opponendo grandi difficoltà, richiede passo sicuro in determinati tratti, assai esposti, nonché buon allenamento. Entrambi i gruppi faranno percorso comune, transitando per il rifugio Calvi fino al passo Sesis, dove si dividono. Il gruppo “B” prosegue percorrendo la traversata carnica, la quale scende dolcemente la testata della Val di Fleons e raggiunge lo Hochweißsteinhaus – 1867 m, in territorio Austriaco. IL rifugio fu costruito nel 1927 all’incrocio di due ex mulattiere che conducevano a sud attraverso la dorsale carnica principale. Queste strade erano cruciali per il trasporto di merci verso l’Italia e scendevano attraverso i passi nella valle del Piave, a sud. Il legname raccolto nella valle del Lesach, più a nord, veniva talvolta trasportato lungo queste due vie fino a Venezia. La vista principale rimane comunque rivolta verso il Peralba, splendida cima formata da roccia calcarea dal caratteristico colore bianco e dalla quale ne deriva, appunto, il nome che tradotto dal dialetto locale significa “pietra bianca”.

Sabato  18  Domenica  19  Luglio

Gruppo del Sassolungo – Rifugio Vicenza – Sassopiatto

Quota massima: 2958 m (Cima Sassopiatto) Cartografia Tabacco: 006

Giorno 1: Dal parcheggio (a pagamento) del passo Sella si intercetta il sentiero N° 525, che inizialmente sale inizialmente tra pascoli, poi tra grossi massi e infine su sfasciumi. La traccia risale il Plan da Cuzin fino alla forcella del Sassolungo – 2681 m dove è incastonato Il Rifugio Toni Demetz, proprio tra il Sassolungo stesso e le Cinque dita. Il rifugio rappresenta un punto ideale da dove partire per effettuare numerosi itinerari e arrampicate, percorrere suggestivi sentieri o, semplicemente, fare una piacevolissima sosta che consente di godere, da una terrazza panoramica, di una vista incomparabile e affascinante sulla scenografia mozzafiato delle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’Unesco. Camminare fra queste vette diventa emozionante se si pensa che circa 220 milioni di anni, nel Mesozoico, la forcella e il Sassolungo stesso erano immersi nell’oceano dell’antica Tetide, circondati da una remota barriera corallina.  Oltrepassato il rifugio, il paesaggio diventa aspro, ma esaltante. A sinistra si staglia la punta delle Cinque Dita – 2998 m, una parete estremamente ripida dove spesso è possibile vedere i rocciatori in arrampicata. A destra la parete dello Spallone del Sassolungo – 3081 m. Di fronte il panorama si apre sulla magnifica e verde Val Gardena, in netto contrasto con le montagne che circondano questo posto. Rocce appuntite e pascoli immensi sullo sfondo. Con questi panorami a dir poco spettacolari, si inizia la discesa per il sentiero ghiaioso che conduce al Rifugio Vicenza – Langkofel Hütte – 2253 m con ulteriori panorami mozzafiato sui gruppi del Sella e delle Odle.

Giorno 2: Dal rifugio Vicenza, attraverso buoni sentieri si scende verso il rifugio Sassopiatto, contornando il versante nord ovest dell’omonimo gruppo. Circa a metà percorso il sentiero ricomincia a salire con una facile e docile pendenza. Arrivati al rifugio inizia la parte più impegnativa della salita. Inizialmente si attraversano prati alpini in leggera pendenza, che lasciano spazio a rocce e ghiaioni a mano a mano che ci si avvicina alle pendici del monte, ma sempre su traccia ben segnata, fino a Cima Sassopiatto – Plattkofel – 2958 m. Il sentiero è sassoso ma non molto ripido e, con costanza e gradualità, in circa 2 ore di marcia si raggiunge la maestosa croce di vetta.  Stranamente, però, salendo non si riesce mai a vedere la croce di vetta. Quasi in cima alla montagna, il sentiero svolta a sinistra e finalmente si intravvede la croce di vetta. Dal nome, la montagna è quasi piatta da un lato, sul lato opposto invece è molto ripida. Il paesaggio tutto intorno è bellissimo e, dalle nuvole basse, emergono le cime delle montagne. Si può vedere il Rifugio Sassopiatto amabilmente posato su un grande prato. Oltre, si scorgono il Catinaccio e l’Alpe di Siusi. A destra arriva la Via Ferrata “Oskar Schuster” che proviene direttamente dal Rifugio Vicenza. Si ripercorre a ritroso la via di salita fino al rifugio Sassopiatto per poi scendere lungo il tranquillo e rilassante sentiero Friedrich August, fino al piccolo rifugio Sandro Pertini, intitolato all’ex Presidente della Repubblica che amava trascorrere spesso le sue vacanze a Selva. Un paio di chilometri oltre si trova il rifugio Friedrich August. Da lì si rientra al parcheggio a Passo Sella.

Giorno 1 Park Passo Sella – 2183 m – Rifugio Vicenza – 2254 m
Difficoltà E Dislivello + 510 m Lunghezza 4 km Tempi 2,5 h
Giorno 1 Salita facoltativa – Rifugio Vicenza 2254 m – Piz Ciaulonch – 2114 m
Difficoltà E Dislivello + 260 m – 260 m Lunghezza 4,5 km Tempi 2 h
Giorno 2 Rifugio Vicenza – 2254 m – Cima Sassopiatto (Plattkofel) – 2958 m
Difficoltà EE Dislivello + 1000 m – 360 m Lunghezza 7,5 km Tempi 2,5 h
Giorno 2 Cima Sassopiatto (Plattkofel) – 2958 m – Park Passo Sella – 2183 m
Difficoltà E Dislivello + 200 m – 950 m Lunghezza 8,5 km Tempi 3 h

Mercoledì 5 – Giovedì 6 – Venerdì 7 – Sabato 8 Agosto

Parco Naziaonale Alti Tauri – Schobergruppe

Quota massima: 3119 m (Cima Böses Weiβl) Cartografia Tabacco: 076 – Alpenvereinskarte 41

Il gruppo dello Hochschober è una delle sezioni centrali degli Alti Tauri, situato tra Tirolo e Carinzia, in territorio Austriaco. È noto per i numerosi picchi di oltre 3000 metri, i laghi alpini e i sentieri escursionistici. Il Petzeck – 3283 m, ne rappresenta la vetta più alta. Il gruppo deve il suo nome alla vetta più rappresentativa, l’elegante e piramidale Hochschober – 3242 m. È una zona ricca di gneiss e scisti micascisti, che offre paesaggi con crinali rocciosi, laghi e una notevole biodiversità, un’ambiente tipicamente alpino e selvaggio. Il territorio è dominato da ampie vallate di notevole bellezza rispetto ad altre regioni degli Alti Tauri e mantiene un carattere isolato e autentico. Nel complesso, il gruppo dello Hochschober si distingue per la combinazione di bellezze naturali, ambienti d’alta montagna accessibili e tracce storiche legate ai passaggi fra le valli.

Giorno 1: Dal parcheggio di Seichenbrunn – 1670 m, si segue il sentiero N° 28. Inizialmente la strada forestale risale la Debantal. Il tracciato diventa ben presto sentiero e sale con pendenza regolare tra bosco rado e pascoli alpini, costeggiando il torrente Debantbach e attraversandolo più volte su ponti di legno, incontrando animali da fattoria di ogni tipo (mucche, pecore, capre, maiali, asini. Dopo un tratto più ripido, si raggiunge la conca superiore dove compaiono ampi pendii erbosi e dove il rifugio diventa visibile. Un’ultima breve salita porta al Lienzer hütte – 1977 m, dove si pernotta. Il rifugio, circondato da ampi pascoli alpini, è situato in una posizione pittoresca ed è considerato meta ambita per gli escursionisti, nonché punto di partenza per numerose escursioni in alta quota, come l’Hochschober, la cresta Debantgrat o la cima Glödis Spitze. Considerata la brevità del percorso, si valuterà in loco un’escursione supplementare e/o integrativa (salita al Gartlsee oppure al Wangenitzsee hütte con l’omonimo lago).

Giorno 2: Dal Lienzer hütte si segue il sentiero N° 915 (Ebelfederweg o Kartner grenzweg), che risale, inizialmente, con pendenze moderate, pascoli e terreno aperto. Il tracciato si sviluppa lungo la valle superiore della Goβnitz, puntando al versante sud della forcella. Nella parte finale il percorso si sviluppa prima su terreno detritico, poi su sfasciumi. Dalla forcella si apre un panorama splendido sulle Neualplseen, una grandiosa conca con alcuni laghi alpini. La discesa in questa conca procede su terreno sassoso inizialmente, poi tra dossi erbosi e tratti pianeggianti che costeggiano i laghetti. Lasciati i laghi, si percorre l’altopiano in direzione sud-est, seguendo le ottime indicazioni. Il sentiero prende poi a salire leggermente verso il pendio dove sorge lo Elberfelder hütte – 2346 m, già ben visibile da lontano. Un ultimo tratto su roccette facili e terreno sassoso e si arriva al rifugio dove si pernotta.

Giorno 3: Dall’Elberfelder hütte si imbocca il sentiero N° 918 che risale verso la kesselkeesscharte, seguendo tracce e ometti su terreno inizialmente erboso, poi via via più detritico. La traccia sale con pendenza costante lungo il versante sud, offrendo subito ampie vedute sul circo glaciale e sulle cime circostanti. Superati alcuni gradoni rocciosi (mai difficili ma ripidi), il percorso si porta sotto le pendici della montagna. Raggiunta la Kesselkerssharte – 2912 m, si continua verso sinistra sul sentiero N° 945A, proseguendo su pendii tra detriti e sfasciumi, dove il tracciato si fa meno evidente ma sempre segnalato da ometti. Raggiunta la dorsale superiore si supera la successiva Kesselkeessattel e si segue la cresta finale che conduce alla cima della Böses Weiβl” o “Böses Weiβele” – 3119 m. La cresta presenta brevi tratti esposti che richiedono passo sicuro. Dalla cima ampia vista su: RoterKnopf, Petzeck, Hochshober, Grossglockner. In assoluto uno dei più vasti e suggestivi panorami della zona. Il rientro al rifugio avviene per la via della salita.

Giorno 4: Dall’ Elberfelder hütte si segue il sentiero per la Gößnitzscharte, inizialmente erboso, poi detritico. Raggiunta la forcella, dopo un breve tratto su roccia, si può ammirare lo spettacolare panorama del Grosser Gossnitzekees. Superata la forcella si comincia a scendere, fino a raggiungere una conca detritica, dalla quale si torna a risalire e, tempo permettendo, raggiungere il Gossnitzkopfbivak – 2795 m, punto particolarmente panoramico. Il percorso prosegue in ambiente ampio e selvaggio, sempre su tracce evidenti che, con alcuni saliscendi, portano a raggiungere la Gonitzscharte sud. Dal valico inizia la lunga ma facile discesa che, con pendenza via via più morbida, ripetendo i sentieri percorsi il primo giorno, riporta al Lienzer hütte e poi al parcheggio.

Giorno 1 Seichenbrunn – 1670 m – Lienzer Hütte – 1977 m
Difficoltà E Dislivello + 310 m Lunghezza 3,5 km Tempi 1,15 h
Giorno 1 Giro facoltativo al Gartlsee – 2571 m
Difficoltà E Dislivello + 620 m – 620 m Lunghezza 8 km Tempi 3,5 h
Giorno 1 Giro facoltativo al Wangenitzsee hütte – 2508 m
Difficoltà E Dislivello + 620 m – 620 m Lunghezza 11,5 km Tempi 4,5 h
Giorno 2 Lienzer Hütte – 1977 m – Elberfelder hütte – 2346 m
Difficoltà E Dislivello + 780 m – 400 m Lunghezza 7 km Tempi 3,5 h
Giorno 2 Salita facoltativa al Hinterer langtalsee – 2363 m
Difficoltà E Dislivello + 190 m   – 190 m Lunghezza 4,5 km Tempi 1,5 h
Giorno 3 Elberfelder hütte – 2346 m – Böses Weiβl – 3119 m
Difficoltà EE Dislivello + 850 m Lunghezza 10 km Tempi 5 h
Giorno 4 Elberfelder hütte 2346 m – Seichenbrunn – 1670 m
Difficoltà E Dislivello + 400 – 1150 m Lunghezza 11 km Tempi 5 h

Sabato 29 Domenica 30 Agosto

Gruppo del Cevedale – Cima Lago Lungo – Rifugio Guido Larcher

Quota massima: 3165 m (Cima Lago Lungo) Cartografia Tabacco: 048

Escursione ad anello, bella e straordinaria, con viste particolarmente interessanti su cime e ghiacciai del gruppo del Cevedale. Ben 10 sono i laghi alpini lungo l’intero percorso, (splendido il lago Nero). La cima, rispetto alle più alte e blasonate elevazioni circostanti, (Cevedale, Gran Zebrù, Ortles, Vioz) è modesta, ma di grande attrattiva panoramica. Il rifugio Larcher al Cevedale, Bello e accogliente è intitolato al volontario Irredentista Guido Larcher, figura importante della SAT, poi parlamentare. L’itinerario porta alla scoperta degli ambienti solitari del versante trentino del Parco nazionale dello Stelvio. Da Malga Prabon al Rifugio Larcher, con grandi vedute verso grandiose cime glaciali, imponenti paesaggi di ghiaccio e roccia sul pendio occidentale del Monte Vioz e i laghi alpini sopra il limite del bosco. La Val Venezia, si estende fino al ghiacciaio del Cevedale e il Cevedale II (Südliche Zufallspitze). La bellezza di questa valle diventa sempre più selvaggia, lo scrosciare dell’acqua sempre più forte, la vegetazione più scarsa e le rocce sempre più imponenti. A quasi 2.600 m si arriva al Rifugio Guido Larcher, dove si può godere della vista sui ghiacciai circostanti.

Giorno 1: L’escursione inizia da Malga Prabon – 1790 m, risalendo un sentiero non numerato, fino al vecchio parcheggio presso la centrale ENEL. Da qui si prosegue su sentiero N° 102 attraverso un bosco, dove sono presenti giganteschi pini Cembri, fino ad arrivare a Malga Mare – 1970 m. È possibile una piccola deviazione per vedere la cascata “Salto dei Gembri” (o Salt dei Gembri) che, in inverno, diventa una spettacolare cascata di ghiaccio ed una affascinante meta di arrampicata, con circa 100 metri di sviluppo. Si raggiunge la bella conca di Pian Venezia, dove si trova un piccolo rifugio per i sorveglianti del parco, con annessa area sosta.  Il sentiero prosegue, ben segnato e in dolce ripresa fino al rifugio Larcher – 2608 m, risalendo la Val Venezia, formatasi dal ritiro della vedretta di cima Marmotta.

Giorno 2: Dal rifugio si intercetta il sentiero N° 104 (indicazioni per il rifugio Dorigoni e lago della Marmotta) che si risale con buona fatica fino ad una piccola forcella, non segnalata. Si Raggiunge, la bella conca del lago della Marmotta – 2706 m, con lo splendido panorama sul monte Cevedale, Palon della Mare, Vioz e gruppo della Presanella. Dopo aver percorso un tratto con numerosi saliscendi, con vista sul Lago lungo, si arriva ad un punto, a circa 2630 m, dove si svolta decisamente a sinistra e, con salita assai ripida, si raggiunge una zona dove sono presenti alcuni specchi d’acqua, denominati ” le Pozze”. L’ambiente, diventa più selvaggio, solitario e poco frequentato, dominato dalla mole della cima Marmotta. Mantenendo la destra del lago più meridionale, dopo un pendio detritico, si raggiunge un anfiteatro ai piedi della cima Lago lungo. Seguendo quindi il crinale a sinistra, con un po’ di fatica, si guadagna la Bocchetta di Lago Lungo – 3149 m.  Ora, seguendo a destra l’effimera traccia e i pochi ometti di pietra si inizia a salire. Il percorso non è complicato, ma necessita di attenzione per un passaggio leggermente esposto su un breve canale detritico. In 15 minuti si arriva in cima, identificata da un grosso ometto – 3165 m. Si ritorna alla bocchetta di Lago Lungo poi, volgendo la fronte alla vedretta del Careser, si scende tra rocce e sfasciumi in direzione della passerella che attraversa il rio Careser. Si prosegue lungo un enorme anfiteatro, una volta occupato dai ghiacci, fino ad arrivare ad un bivio a quota 2867 m. Si prosegue a destra, sul sentiero N° 104A e, contornando la base della cima Lago Lungo, si arriva ad una selletta dalla quale finalmente si vede la diga e il lago del Careser. Da lì, sarà possibile raggiungere lo stupendo lago Nero in 10 minuti. Ritornati alla diga con sentiero N° 123, si rientra a Malga Mare e infine al parcheggio.

Giorno 1 Seichenbrunn – 1670 m – Lienzer Hütte – 1977 m
Difficoltà E Dislivello + 620 m – 620 m Lunghezza 8 km Tempi 3,5 h
Giorno 2 Difficoltà E/EE solo per la cima Dislivello + 620 m – 620 m Lunghezza 11,5 km Tempi 4,5 h

Domenica 13 Settembre

Gruppo del Lagorai – Cima delle Stellune

Difficoltà: EE Dislivello: 1130 m Tempi: 7 ore
Lunghezza: 18 km Quota Massima: 2605 m (Cima delle Stellune) Cartografia Tabacco: 014

Cima delle Stellune si trova nella parte occidentale della Catena del Lagorai e presenta più valli d’accesso: dal versante Nord attraverso la Val Moena, dal versante Ovest dalla Val delle Stue e dal versante Sud per la Val Sorda. Questi itinerari confluiscono alla Forcella di Val Moena da cui si risale il fianco settentrionale della cima, seguendo un tracciato militare della Grande Guerra. Da Ponte Conseria si segue la strada forestale per poi inoltrarsi nel bosco. Giunti al Ponte Quarelo, il sentiero attraversa il rio portandosi sulla destra idrografica ed inizia a risalire il versante della valle. In breve il bosco si fa più rado, un preludio agli ampi spazi delle praterie che circondano Malga Valsorda. L’avvicinamento prosegue dal versante sud, quello della Val Sorda. Risalendo la valle si lascia Malga sulla destra e si superano i caratteristici Laghetti delle Buse Basse, o Laghi di Rocco, fino alla Forcella di Valsorda – 2256 m, dove sono tuttora evidenti ruderi e tracce della grande Guerra. Più in basso è ben visibile il Lago delle Stellune. Si prosegue costeggiando il versante ovest della Cima fino alla Forcella di Val Moena, superando una delle tipiche pietraie di massi porfirici dei Lagorai, un tempo tratto di strada militare e oggi parte della “Translagorai”. La salita vera e propria alla Cima si separa dal tracciato principale poco oltre la forcella, inizialmente su un pendio roccioso alquanto ripido e con brevi tratti piuttosto esposti. Poi il sentiero si fa un’altra volta facile, superando un ultimo tratto ripido ma ben gradinato. La discesa segue la medesima via di salita. Escursione poco nota, ma in ambiente vario e selvaggio, panorama a 360 gradi.

Sabato 26 Settembre

Passo di Valparola – Giro e Cima Settsass

Difficoltà: E Dislivello: 800 m Tempi: 6 ore
Lunghezza: 17 km Quota Massima: 2571 m (Cima Settsass) Cartografia Tabacco: 007

Il Gruppo del Settsass funge da confine geografico tra il Bellunese e la Val Badia. Rappresenta uno dei maestosi protagonisti del panorama del Passo Valparola. Situato nel pieno della zona dei combattimenti durante la Grande Guerra, il Settsass è ancora oggi ricco di ruderi, caverne e trincee tra i quali le casermette della Postazione Edelweiss. Dal passo di Valparola si inizia un suggestivo giro ad anello attorno a questo gruppo, una delle vette più panoramiche delle Dolomiti. Il punto di partenza è il rifugio passo Valparola dove, a margine di quest’ ultimo, si imbocca il sentiero N° 24. Tralasciando sulla sinistra l’omonimo piccolo lago, Il percorso si snoda con tranquilli saliscendi e scorci panoramici verso nord, sulle Conturines e la val Badia, superando il Vallone Pudres e raggiungendo la località Le Pizades, dopo circa 2 ore dal punto di partenza. Successivamente si Abbandona il sentiero N° 24 e si sale a sinistra per raggiungere la cima Settsass, seguendo un sentiero ripido, ma mai difficile e sempre ben segnalato. Raggiunta la cima – 2571 m, il panorama si presenta immenso, Conturines, Fanes, Lagazuoi, Sorapis, Antelao, Averau, Tofane, Pelmo, Civetta e molto altro ancora. A malincuore si scende quindi nuovamente al bivio e si continua in direzione Ovest fino all’ incrocio tra i sentieri N° 24 e 23 dove, girando a sinistra, si procede tra grossi massi in direzione della forcella Sief e il Col di Lana. Raggiunto il passo Sief, dopo una doverosa sosta all’omonimo bivacco, ci si dirige nuovamente verso il passo di Valparola, seguendo il sentiero che si snoda tra leggeri saliscendi e che rientra al punto di partenza dell’escursione.

Domenica 4 Ottobre

Dolomiti bellunesi – Cima del Mondeval

Difficoltà: E Dislivello: 940 m Tempi: 6,5 ore
Lunghezza: 15 km Quota Massima: 2455 m (Cima del Mondeval) Cartografia Tabacco: 025

Il Monte Mondeval (o Corvo Alto) fa parte del sottogruppo del Cernera e si trova nel primo dei nove gruppi dolomitici riconosciuti come Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Il versante orientale, rivolto verso l’Alpe Mondeval, è erboso mentre presenta nere e strapiombanti pareti tufacee verso la Val Fiorentina. Famoso per la frequentazione invernale, è una gradevole meta estiva, senza alcuna difficoltà se non l’esposizione della cresta finale, in un ambiente magnifico. Questa zona è compresa tra la valle del Boite, le Valli Zoldana e Fiorentina. Oltre all’aspetto estetico è anche fondamentale custode della storia della zona. Alla base del Pelmetto e dei Lastoi di Formin, infatti, sono state rinvenute orme fossili di dinosauro, mentre nel sito di Mondeval è stato ritrovato lo scheletro intatto di un cacciatore del Mesolitico risalente a circa 7000 anni fa e tuttora conservato al Museo Vittorino Cazzetta di Selva di Cadore. Nonostante la sua importanza il Mondeval è un luogo tranquillo e non troppo frequentato a livello escursionistico. È facilmente raggiungibile dal Passo Giau ma esistono ulteriori vie di accesso alla cima del monte. La salita inizia su comoda strada forestale che si innesta su un sentiero ben segnalato che risale, senza particolare impegno l’armonioso pendio, costeggiando il Paluf della Fusinata, fin sotto alla Crepa delle Bimbe. Dopo essere transitati per il sito archeologico si arriva a malga Mondeval de Sora. Si continua fino al laghetto delle Baste e da lì, con un altro piccolo sforzo fisico, si arriva alla cima seguendo la spettacolare linea di cresta. Il rientro avviene per la via di salita.

Domenica 18 Ottobre

Castagnata