Domenica  11  Febbraio –  Altopiano di Asiago – Forte Vezzena

Difficoltà: EAI Dislivello: 500 m
Tempi: 4 ore Lunghezza: 8,3 km
Quota Massima: 1908 m (Piz di Levico) Cartografia Tabacco: 057

Bella escursione a cavallo tra Veneto e Trentino, poco impegnativa, che raggiunge la cima del Piz di Levico e il Forte Vezzena. Notevole il panorama sulla gran parte della Valsugana e i laghi di Caldonazzo e Levico. Eretto tra il 1910 e il 1914, a ragione della sua posizione strategica, il forte aveva la funzione di osservatorio avanzato, controllando la fascia a sud verso Asiago e il versante nord della Valsugana, in generale. Questa peculiare caratteristica e l’esposizione così ardita gli valsero il nomignolo di “occhio degli altipiani”. La parete nord, che si affaccia con verticalità quasi strapiombante sulla sottostante Valsugana, posta 1300 m più in basso, lo rendeva praticamente inespugnabile. Il versante meridionale, invece, rappresenta il fianco molto più morbido e accessibile, caratterizzato da floride aree boschive. Tra il 1915 e il 1916 il Regio Esercito tentò più volte di conquistarlo, ma tutti i tentavi fallirono, malgrado fosse tenuto continuamente sotto tiro dall’artiglieria italiana fin dai primi giorni di guerra. Dal Passo di Vezzena – 1428 m si percorre la strada asfaltata seguendo le indicazioni per il Forte Verle, altro vecchio forte Austriaco bombardato dagli italiani, che si supera per poi proseguire lungo la mulattiera seguendo le indicazioni per la Cima Vezzena o Piz di Levico (SP) verso nord. Mano a mano che si sale di quota, sempre con pendenze costanti, si spalanca un bellissimo panorama sull’altopiano di Vezzena e, in circa 2 ore, si raggiunge la croce di vetta del Piz di Levico, situata proprio sopra il forte Vezzena – 1908 m. Il rientro avverrà per la stessa via della salita.

Domenica  25  Febbraio – Valle del Vanoi – Refavaie – Malga Fossernica

Difficoltà: EAI Dislivello: 660 m
Tempi: 5,5 ore Lunghezza: 10 km
Quota Massima: 1777 m  (M.ga Fossernica di Dentro) Cartografia Tabacco: 015

Escursione invernale molto nota agli scialpinisti e ai ciaspolatori, la Malga Fossernica di Dentro è un punto suggestivo all’interno della Valle del Vanoi.
La catena del Lagorai è l’avamposto delle Dolomiti ed è un territorio selvaggio e unico dove è possibile fare bellissime escursioni e ciaspolate immersi nel fascino della natura. Bellissimo lo spettacolo naturale che si presenta agli occhi con le Pale di San Martino, l’intera catena del Lagorai che si allunga in tutta la sua bellezza a partire dal Monti Cauriol, Cardinal, per finire Cima D’Asta. L’impressione è quella di essere “immersi” nel fondo di un ampio bacino e di osservarne, a giro d’orizzonte, le spettacolari cuspidi coronate, meravigliosamente innevate. Da Canale San Bovo si prende la strada per Caoria e si raggiunge il rifugio Refavaie, 1116 m, dove si trova un ampio parcheggio. Si sale, a destra del rifugio, per sentiero in dolce salita fino ad arrivare alla strada sterrata che collega alcune belle baite e il bivio per Coldosè. Qui ci addentriamo all’interno di un bellissimo bosco di conifere, percorrendo un sentiero che a tratti diventa più ripido e ci fa guadagnare rapidamente quota. La traccia, gradualmente, diventa meno impegnativa fino a raggiungere un’ampia distesa prativa, già in vista della Malga. Da qui, sempre per traccia, si arriva alla Malga Fossernica di Dentro – 1777 m. Il rientro può essere fatto per strada forestale, percorso più lungo, ma meno ripido che consente di passare in prossimità della Malga Coldosè di Sotto.

Domenica  10 Marzo – Valfredda – Rifugio Flora Alpina – Forca Rossa

Difficoltà: EAI Dislivello: 680 m
Tempi: 5,5 ore Lunghezza: 11 km
Quota Massima: 2490 m  (Forca Rossa) Cartografia Tabacco: 006

Tra Veneto e Trentino, ai piedi del Gruppo della Marmolada, incastonate tra le vivaci cime di Costabella, si trovano la splendida Conca di Fuciade e la piccola vallata della Valfredda. Con i suoi immensi prati verdi, le deliziose baite di legno e le Dolomiti a fare da cornice, qualcuno l’ha definita come “il posto più bello per innamorarsi”. La zona è ricca di itinerari che possono essere percorsi sia con ciaspole che con gli sci e consentono di salire alla forcella di Forca Rossa dalla quale si gode di un panorama unico e assolutamente splendido sulle Dolomiti, uno scenario incantato reso ancora più magico dal candore delle nevi dolomitiche …. E non solo. Si possono ammirare le cime che circondano la valle del Biois e la valle di Franzedas. Forca Rossa è un piccolo valico alpino che mette in comunicazione la profonda valle di Franzedas con i pascoli della Valfredda e la conca di Fuciade. Offre un magnifico panorama sul versante Bellunese. Dal rifugio Flora Alpina – 1818 m si prende la bella strada che risale la Valfredda fino ai casoni di Valfredda. Tenendo la destra si attraversa un ponte si prosegue a sinistra con salita costante lungo il sentiero N° 694, che ricalca le povere pendici del Pizzo Forca, fino a raggiungere l’ampio Pian de La Schita – 2080 m. Da qui si piega a destra e si punta all’evidente passo di Forca rossa – 2490 m che si raggiunge dopo qualche lieve saliscendi e un ultimo tratto ripido di circa 150 m. Il rientro avviene per lo stesso percorso fino al Pian de la Schita dove si andrà a intercettare il sentiero N°670 che, passando per il rifugio Fuciade – 1982 m, rientra al punto di partenza.

Sabato 23 MarzoComelico superiore – Monte Zovo

Difficoltà: EAI Dislivello: 700 m
Tempi: 6 ore Lunghezza: 12 km
Quota Massima: 1943 m (Monte Zovo) Cartografia Tabacco: 001

Il Comelico è un vero paradiso per gli amanti delle escursioni, trekking e passeggiate, da compiere su sentieri panoramici e non molto frequentati. Questo territorio è circondato da maestose cime dolomitiche che, per la loro unicità e bellezza, sono parte integrante del patrimonio Unesco: il gruppo del Popera, il Monte Aiarnola, la cresta di confine con il Monte Cavallino e Cima Vallona. Tra montagne di eccezionale splendore dominano rigogliosi boschi di conifere che si alternano a distese immense di prati e pascoli. Una delle camminate più belle e poco conosciute da fare in zona Comelico e Cadore è quella che conduce in cima al Monte Zovo. Il giro ad anello parte da Costalta in direzione est imboccando il sentiero N° 166 che sale alla località Cercenà una piccola frazione con baite e fienili in legno. La salita continua nel bosco fino ad incrociare il sentiero N° 165 che si segue verso sinistra sbucando sull’ampia radura poco sotto la sommità del Monte Zovo che si raggiunge in breve. La cima del Monte Zovo è un punto panoramico di eccezionale bellezza. La vista a 360° spazia dalle Crode dei Longerin, al Monte Peralba, al Gruppo dei Brentoni e al Gruppo del Popera. Si scende quindi sul versante opposto verso il vicino Rifugio De Doo per una sosta ristoratrice. Tornati sui nostri passi si inizia la discesa seguendo il sentiero N° 165 lungo il Coston di Sasso Grigno fino a dove si stacca sulla sinistra la traccia segnavia N° 165b che ci riporta al punto di partenza nel centro di Costalta.

Domenica 14 AprileVal Venegia – Cristo Pensante – Castellaz

Difficoltà: EAI Dislivello: 680 m Tempi: 5 ore Lunghezza: 15,5 km
Quota Massima: 2333 m (Cima del Castellaz) Cartografia Tabacco: 022

Il Comelico è un vero paradiso per gli amanti delle escursioni, trekking e passeggiate, da compiere su sentieri panoramici e non molto frequentati. Questo territorio è circondato da maestose cime dolomitiche che, per la loro unicità e bellezza, sono parte integrante del patrimonio Unesco: il gruppo del Popera, il Monte Aiarnola, la cresta di confine con il Monte Cavallino e Cima Vallona. Tra montagne di eccezionale splendore dominano rigogliosi boschi di conifere che si alternano a distese immense di prati e pascoli. Una delle camminate più belle e poco conosciute da fare in zona Comelico e Cadore è quella che conduce in cima al Monte Zovo. Il giro ad anello parte da Costalta in direzione est imboccando il sentiero N° 166 che sale alla località Cercenà una piccola frazione con baite e fienili in legno. La salita continua nel bosco fino ad incrociare il sentiero N° 165 che si segue verso sinistra sbucando sull’ampia radura poco sotto la sommità del Monte Zovo che si raggiunge in breve. La cima del Monte Zovo è un punto panoramico di eccezionale bellezza. La vista a 360° spazia dalle Crode dei Longerin, al Monte Peralba, al Gruppo dei Brentoni e al Gruppo del Popera. Si scende quindi sul versante opposto verso il vicino Rifugio De Doo per una sosta ristoratrice. Tornati sui nostri passi si inizia la discesa seguendo il sentiero N° 165 lungo il Coston di Sasso Grigno fino a dove si stacca sulla sinistra la traccia segnavia N° 165b che ci riporta al punto di partenza nel centro di Costalta.

Domenica 28 Aprile – Col Perer – Cima Campo – Forte Leone

Difficoltà: E Dislivello: 550 m
Tempi: 5 ore

Lunghezza: 11 km

Quota Massima: 1512 m

(Cima Campo) Cartografia Tabacco: 051

Il Forte Leone era un imponente apparato fortificato Italiano, risalente alla I^ G.M, dominante un lungo tratto della parte mediana della Valsugana. Offre notevoli viste verso il Monte Grappa, le Pale di San Martino e l’Altipiano di Asiago. In linea con il forte di Cima di Col di Lan, verso Arina‐Lamon e dirimpettaio al forte di Cima Lisser sopra Enego sull’Altipiano di Asiago, formavano la linea Brenta‐Cismon. L’escursione inizia presso la chiesetta di Col Perer seguendo le indicazioni per Malga Celado e Cima Campo. Inoltrandosi nel bosco si guadagna quota rapidamente. La traccia attraversa una faggeta che, lentamente, cede il posto a un’abetaia e conduce a un’ampia radura prativa alla sommità della quale, in magnifica posizione panoramica, sorge la Casera Celado, sull’ omonimo monte – 1314 m. Qui la vista spazia dai Lagorai al Monte Grappa passando per il Coppolo, le Pale di San Martino e le Vette Feltrine. Si prosegue fino ad un bivio dove la strada, in moderata salita, conduce al Forte Leone e a Cima Campo – 1512 m. Si continua verso nord sull’ampia dorsale quindi, in leggera discesa, si raggiunge prima Malga Campo e poi l’Albergo Alpino – 1440 m. Circa 300 metri in direzione sud‐est, in corrispondenza dell’impluvio della Val Brutta, si devia lungo una stradina boschiva a sinistra. Usciti dal bosco si comincia a scendere lungo i prati della Costa Armentera. Si riprende il cammino in discesa lungo la cresta prativa fino a rientrare nel bosco e intercettare la strada bianca che, pressoché in piano, riporta alla chiesetta di Col Perer.

Domenica 12 MaggioPrealpi Giulie – Monte Matajur

Difficoltà: E Dislivello: 810 m Tempi: 5 ore Lunghezza: 13 km
Quota Massima: 1641 m (Monte Matajur) Cartografia Tabacco: 041

Nel dialetto sloveno il Matajur è conosciuto come Monte Re e Baba. Modesta elevazione delle Prealpi Giulie, è situato nella parte orientale del Friuli e sovrasta la città di Cividale. La caratteristica forma a cono lo rende facilmente individuabile dalla pianura ed è il rilievo più rappresentativo delle Valli del Natisone. La salita alla cima non presenta difficoltà significative, per la scarsa pendenza dei fianchi. Sulla cima spicca la chiesetta del Cristo Redentore, ricostruita dopo essere stata distrutta a seguito dalle vicende legate alla battaglia di Caporetto. Il panorama è vasto e magnifico, dal Carso, all’Istria, alle cime del Canin, del Mangart, alla laguna di Grado. Nella 1^ G.M. l’altura del Matajur era parte dell’ultima linea di difesa italiana per la protezione della pianura friulana. La battaglia di Caporetto, consacrò agli onori militari l’allora tenente Rommel, la futura “volpe del deserto”, che ne espugnò la cima e terminò la proprio corsa di conquista solo dopo aver raggiunto il paese di Longarone. Dal piccolo abitato di Montemaggiore si prosegue fino al Passo di Glevizza – 997 m e si continua lungo il sentiero N° 749 che risale tutta la dorsale occidentale del monte fino a raggiungere il rifugio Marsinska Planina – 1401 m. Si prosegue verso Nord in leggera salita lungo la dorsale dove, a circa 1520 m di quota, il percorso affronta la cresta finale che conduce alla vetta del Matajur – 1641 m. Si continua sul sentiero N° 736 che scende al Rifugio Pelizzo – 1325 m e poi verso ovest sul sentiero naturalistico Monte Matajur per rientrare a Montemaggiore e chiudere così l’anello.

Domenica 26 MaggioAnello dei Forti di Mestre

Difficoltà: CT Dislivello: 0 m  Tempi: 8 ore Lunghezza: 51 km
Quota Massima: /// Cartografia Tabacco: ///

Un giro in bicicletta tra parchi, boschi e fortezze. Il campo trincerato di Mestre, con il suo complesso sistema di strutture fortificate, è stato un sofisticato sistema difensivo per Venezia e il suo territorio. L’opera è stata realizzata tra l’800 e i primi del ‘900, in un momento storico cruciale che attraversa il periodo di occupazione francese e austriaca. Oggi i forti di Mestre sono una superba testimonianza storica poiché, insieme a quelli di Parigi, Bucarest e Roma, è uno dei quattro campi trincerati europei esistenti e quello meglio conservato. I forti si possono suddividere in due gruppi, in base al periodo di costruzione, per un totale di 12 costruzioni, ancora presenti sul territorio e in parte accessibili. Solo alcuni sono visitabili, grazie a gruppi di volontari che si occupano della loro manutenzione e valorizzazione. Il percorso comprenderà anche lo stupendo Parco di San Giuliano che, alla sua estremità, regala una bellissima vista sulla laguna e sulla città di Venezia. Uno dei forti che si incontrano lungo il percorso si trova nel Bosco di Mestre che, con i suoi 230 ettari, è uno dei maggiori programmi con cui il Comune di Venezia sta valorizzando la terraferma. Rappresenta un intervento orientato all’incremento della biodiversità, mediante il ripristino dei boschi planiziali e la rinaturalizzazione dei corsi d’acqua. Un polmone verde ben tenuto, piantato 40 anni fa, con l’intenzione di ricostruire parte delle foreste che originariamente ricoprivano la pianura. Questo percorso ad anello permetterà di conoscere luoghi e contesti naturali che, seppur vicini, rimangono spesso poco conosciuti.

Domenica 9 GiugnoAltopiano dei Sette Comuni – Monte Fior

Difficoltà: E Dislivello: 850 m  Tempi: 5,5 ore Lunghezza: 13 km
Quota Massima: 1824 m (Monte Fior) Cartografia Tabacco: 050

Siamo nelle Melette di Foza e di Gallio, teatro di scontri cruenti e sanguinosi durante la Grande Guerra a seguito della Strafexpedition del 1916. Qui avvennero alcuni tra gli episodi più tragici di quel periodo, descritti da Carlo Emilio Gadda in “Giornale di guerra e prigionia” e da Emilio Lussu in “Un anno sull’Altipiano”. Tutta la zona è solcata da resti di trincee, caverne, osservatori ed è parte di un percorso letterario dell’Ecomuseo della Grande Guerra. All’interesse storico si affianca comunque, quello naturalistico: lungo le pendici occidentali del Fior si osserva un insieme di formazioni rocciose stratificate: la “Città di Roccia”. L’escursione inizia da quota 994 sulla strada tra Gallio e Foza per risalire la Val Miela, tra la Meletta di Gallio e quella di Foza, per arrivare a Bocchetta Slapeur. Si segue brevemente la sterrata fino a Malga Slapeur – 1625 m, si prosegue a sinistra della malga stessa, attraversando boschi e pascoli per giungere, infine, a Selletta Stringa – 1731 m. Ora si devia a sinistra per raggiungere, attraverso postazioni e trincee, la sommità di Monte Castelgomberto – 1771 m. Ritornati a Selletta Stringa si risale il pascolo fino al Monte Fior – 1824 m. Seguendo la dorsale del monte verso sud ci si porta sul contiguo Monte Spil – 1808 m, per scendere a Malga Montagna Nuova da dove il sentiero, contornando il versante ovest del Fior, attraversa la Città di Roccia e riconduce a Malga Slapeur. Dalla malga si ripercorre in discesa la Val Miela fino al parcheggio.

Sabato 22 GiugnoAlpe Cermis – Ferrata e laghi di Bombasel

Gruppi “A” / “B” Difficoltà: EEA / E Dislivello: 1180 m / 960 m

Tempi: 7 ore / 5,5 ore

Lunghezza: 15 Km / 13 km Quota Massima: 2535 m (Castel di Bombasel)

Cartografia Tabacco: 050

Siamo nelle Melette di Foza e di Gallio, teatro di scontri cruenti e sanguinosi durante la Grande Guerra a seguito della Strafexpedition del 1916. Qui avvennero alcuni tra gli episodi più tragici di quel periodo, descritti da Carlo Emilio Gadda in “Giornale di guerra e prigionia” e da Emilio Lussu in “Un anno sull’Altipiano”. Tutta la zona è solcata da resti di trincee, caverne, osservatori ed è parte di un percorso letterario dell’Ecomuseo della Grande Guerra. All’interesse storico si affianca comunque, quello naturalistico: lungo le pendici occidentali del Fior si osserva un insieme di formazioni rocciose stratificate: la “Città di Roccia”. L’escursione inizia da quota 994 sulla strada tra Gallio e Foza per risalire la Val Miela, tra la Meletta di Gallio e quella di Foza, per arrivare a Bocchetta Slapeur. Si segue brevemente la sterrata fino a Malga Slapeur – 1625 m, si prosegue a sinistra della malga stessa, attraversando boschi e pascoli per giungere, infine, a Selletta Stringa – 1731 m. Ora si devia a sinistra per raggiungere, attraverso postazioni e trincee, la sommità di Monte Castelgomberto – 1771 m. Ritornati a Selletta Stringa si risale il pascolo fino al Monte Fior – 1824 m. Seguendo la dorsale del monte verso sud ci si porta sul contiguo Monte Spil – 1808 m, per scendere a Malga Montagna Nuova da dove il sentiero, contornando il versante ovest del Fior, attraversa la Città di Roccia e riconduce a Malga Slapeur. Dalla malga si ripercorre in discesa la Val Miela fino al parcheggio.

Domenica 7 LuglioDolomiti friulane – Monte Ferrara

Difficoltà: EE
Dislivello: 1090 m

Tempi: 7 ore

Lunghezza: 11 Km
Quota Massima: 2258 m (Monte Ferrara) Cartografia Tabacco: 021

Appartenente al gruppo delle Dolomiti Friulane il Monte Ferrara è una cima situata a nord tra la parte terminale della Val Sciol de Mont e la Val della Stua. Queste valli secondarie sono comprese tra le più note Val Cimoliana e Val Settimana, nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. La cima domina la parte terminale della Val Cimoliana all’altezza di Pian Meluzzo e del rifugio Pordenone. La salita che conduce alla cima del Ferrara non è lunga, circa 6 chilometri, ma presenta una grande varietà di ambienti che meriterebbero interessanti approfondimenti. Dal parcheggio, un breve tratto in leggera salita nella piana di fondovalle consente di arrivare alla base del ghiaione. I lunghi e impegnativi ghiaioni sono quasi una prerogativa dei sentieri che consentono di raggiungere le cime di questa impervia valle. le pendenze, in alcuni tratti, si fanno comunque sentire e il terreno rende impegnativa la progressione. Terminato il ghiaione e quasi a metà del percorso di andata, la salita continua verso Forcella Lama. Appena superata la forcella inizia la traccia che conduce alla cima. La traccia, inizialmente poco evidente, si inerpica nel bosco risalendo pendenze più marcate. Gli ultimissimi metri di dislivello si sviluppano su ripide balze erbose che conducono brevemente prima in cresta e poi in cima. Oltre alle maggiori cime delle Dolomiti Friulane, sono ben distinguibili le imponenti sagome di Pelmo, Antelao e Punta Sorapiss e il massiccio della Marmolada. Insomma, un giro di orizzonte a 360 gradi. Per il rientro si ripercorre a ritroso la via di salita.

Sab. 20 / Dom. 21 Luglio – Gruppo del Catinaccio – Roda de Vael e Masarè

Giorno 1: Gruppo “A” Difficoltà: EEA Dislivello: 1200 m Lunghezza: 8 Km Tempi: 6,5 ore
Giorno 1: Gruppo “B” Difficoltà: E Dislivello: 900 m Lunghezza: 7 Km Tempi: 4 ore
Giorno 2: Gruppo unico Difficoltà: E Dislivello: 900 m Lunghezza: 12 Km Tempi: 4 ore
Quota Massima: 2806 m (Roda de Vael) Cartografia Tabacco: 014

Il gruppo del Catinaccio (Rosengartengruppe in tedesco o “giardino delle rose”, dalla saga altoatesina di Re Laurino), è un gruppo montuoso, situato tra la provincia di Trento e di Bolzano (tra la valle di Tires, la val d’Ega e la val di Fassa, nel Parco naturale dello Sciliar. Altro nome deriva dalla parola ladina “Ciadinàc”, che significa conca di montagna. Distante una ventina di chilometri a est di Bolzano, la caratteristica del gruppo che è la colorazione rosata che assume al tramonto, chiamato enrosadira. La Roda di Vael è una montagna dolomitica in Val di Fassa, situata tra i comuni di Nova Levante e Vigo di Fassa. L’escursione si sviluppa in due giorni e permette così di concatenare due vie ferrate (Roda di Vael e Cresta del Majarè) con un pernotto al rifugio Roda de Vael. Il rifugio dispone di 59 posti ed ha subito importanti lavori di ristrutturazione tra il 2007 il 2008 con l’ampliamento dell’ingresso, la realizzazione di un locale asciugatoio e la copertura esterna. 1°giorno: Gruppo A: Dal Passo di Costalunga, m 1745 per sentiero in mezzo al bosco, si raggiunge il rifugio Paolina, m 2125. Da qui, su tratti rocciosi e ripidi sfasciumi, si arriva al Passo del Vajolon, m 2560, dove inizia la facile e divertente ferrata che conduce alla cima Roda di Vael, m 2806. La discesa, su ripido pendio, porta nei pressi della Torre Finestra, dalla quale si stacca sulla destra un esposto traverso su roccia ben attrezzato per arrivare all’attacco della seconda ferrata, la Cresta di Majarè, (punto più elevato 2727 m) più impegnativa della prima. Finita la ferrata si scende al rifugio Roda di Vael dove si pernotta. 1°giorno: Gruppo B: Raggiunto il Passo di Vajolon, si prosegue fino a raggiungere il rifugio Roda di Vael, m 2280, costeggiando il monte senza fare il tratto attrezzato.

2° giorno: Percorso unico per entrambi i gruppi. Dal rifugio si sale verso nord e conduce in falsopiano al Pael de Sot, al cospetto della parete est della Roda, del gruppo dei Mugoni e delle Cigolade. Si continua a salire per un sentiero che s’inerpica lungo un ghiaione, che sembra infinito, ma che si dimostra abbastanza facile fino al Passo delle Zigolade – m 2550. Si scende alla Forcella di Davoi – 2416 m per risalire al Passo delle Coronelle – 2630 m. Da lì si raggiunge il rifugio Fronza – 2339 m (con possibilità di pranzo), si ritorna poi al rifugio Paolina e quindi al Parcheggio al Passo Costalunga dove termina l’escursione.

Sab. 3 / Dom. 4 / Lun. 5 / Mar. 6 Agosto – Trekking Otztaler Alpen

Giorno 1
Cartografia Wandelkaart: 30/1 – 30/2 Otztaler Alpen
Vent – Auf Stablein (con seggiovia) – Auf Stablein 2356 m – Breslauer Hutte 2840 m Diff. E
Dislivello: 490 m Lunghezza 4,2 Km Tempi: 2 ore
Salita facoltativa alla cima Urkundkolm 3134 m Diff. E Dislivello: 300 m Lunghezza 2 Km Tempi: 2 ore
Giorno 2
Breslauer Hutte 2840 m – Wildes Mannle Vernagt Hütte 2775 m Diff. E Dislivello: 530 m Lunghezza 5,5 Km Tempi: 3 ore
Breslauer Hutte 2840 m – Vernagt Hütte 2775 m Diff. E Dislivello + 220 m Lunghezza 5,5 km tempi 2,5 h
Giorno 3
Vernagt Hutte 2775 m – Hintere Guslarspitze 3151 m Guslarspitze Mittle 3126 m – Vernagt Hutte Diff. E Dislivello + 600 m Lunghezza 9,5 km tempi 5 h
Giorno 4:  
Vernagt Hutte 2775 m – HochjochHospitz – Rofen – Vent 1896 m Diff. E

Dislivello + 100

– 950 m

Lunghezza 14 km tempi 5 h

Le Otztaler Alpen sono una regione alpina di straordinaria bellezza, dove la natura ha conservato la sua forza originale. All’interno di questo amplissimo parco naturale costituito da alte cime e profonde vallate, si susseguono a ritmo vertiginoso, vedrette e ghiacciai in numero infinito. l’impressione è suggestiva e primordiale: un mare di ghiaccio con mille luci e mille riflessi, esteso sino a perdersi all’orizzonte.  In questa porzione delle Alpi orientali, si contano ben 250 cime che superano i 3000 mt, e di queste più di 60 si innalzano oltre i 3400 m. Splendida, superba e solitaria, la WildeSpitze, con i suoi 3770 m è la sovrana delle Otztaler Alpen ed è anche la cima più alta dell’Austria. Il percorso inizia da Vent, grazioso paesino nel comune di Solden, dove ardite cime e pendii rocciosi si stagliano a corona. Spiccano l’Oetztal Trek, e l’Alta Via di Vent. Nella parte posteriore della valle Niedertal s’innalza poi l’imponente Similaun, dove, su territorio italiano, è stato trovato il famoso Oetzi nel 1991. Si parte risalendo il vallone posto a monte della seggiovia, mentre davanti si staglia l’immensa fronte seraccata del RofenkarFerner. Il sentiero sale su costa morenica e dopo qualche impluvio rimonta i macereti sommitali e porta al BreslauerHutte a 2844 m, dove si pernotta. Il giorno seguente, rimanendo sempre in quota, con un lungo ed emozionante percorso in falsopiano, letteralmente immersi in panorami imponenti e cime spettacolari, si raggiunge il Vernagt Hutte, altro bel rifugio posto a quota 2775 m, dove si alloggerà per ulteriori 2 notti. Il rifugio è posizionato proprio sotto le verticali pareti delle Hintergralspitzen, una serie di vette oltre i 3000, facilmente risalibili. Le splendide montagne e le viste sconfinate hanno un effetto positivo sull’umore degli escursionisti che arrivano sin qui. Il terzo giorno, a seconda delle condizioni meteo, è prevista la salita all’ Hintergraslspitze (3325 m), oppure alla Guslarspitze, Hintere e Mittle, ritornando al VernagtHutte. Il quarto giorno si ritorna a Vent, passando per lo HochjochHospitz. La via di discesa si collega con la Granbichlerweg che costeggia l’orrido scavato dal rumoreggiante Rofenache e quindi rientrare a Vent, attraversando i verdissimi pascoli prativi punteggiati dai caratteristici masi, sicuramente stanchi ma appagati e carichi di emozioni. Foto e impressioni non saranno certo sufficienti a descrivere o rappresentare la grandiosità del posto, sarà necessario viverlo.

Sabato 24 AgostoMonte Canin- Sella Golovec

Gruppi “A” e “B” Difficoltà: EEA / E Dislivello: 800 m / 1000 m Tempi: 6 ore / 5 ore
Lunghezza: 10 km /10 Km Quota Massima: 2587 m (Monte Canin) Cartografia Tabacco: 019

Il gruppo del Canin è costituito da un gigantesco altipiano calcareo, alto dai 1.800 ai 2.300 m e culminante in una larga cresta che lo percorre in tutta la sua estensione. L’altopiano è interessato da forti fenomeni di carsismo che lo rendono un’area conosciuta a livello internazionale. Profondi abissi che scendono nei calcari spesso per centinaia di metri ma, ultimamente, sono state scoperte grotte che superano i mille metri di profondità.

Gruppo A: Da Sella Nevea con funivia si sale al Rifugio Gilberti. Si prende il sentiero 632 e superata Sella Bila Pec si stacca sulla sinistra la traccia che lambendo i resti del ghiacciaio del Canin porta all’attacco della Ferrata Julia. Il percorso attrezzato finisce sulla cresta da cui in breve si raggiunge la Cima. Il ritorno avviene passando poco sotto la linea di cresta sul versante Sloveno fino a Forcella Prevala. Da qui con sentiero 636 si scende al Rifugio Gilberti e quindi a Sella Nevea.

Gruppo B: Da Sella Nevea si prende il sentiero 636 che attraversate le piste da sci sale nel bosco sotto al Poviz fino ai resti dell’omonima caserma, per poi incrociare il sentiero 637 che si percorre per poco verso sinistra fino al bivio successivo dove si devia sulla destra continuando sul segnavia 636 su spettacolare paesaggio carsico in salita verso la Sella del Golovec. Si arriva quindi in leggera discesa alla Forcella Prevala sul confine con la Slovenia, da dove sempre sul sentiero 636 si scende al Rifugio Gilberti e quindi a Sella Nevea.

Sab. 31 Agosto – Dom. 1 Settembre – Rifugio Mandrone – Corno di Lagoscuro

Giorno 1

Gruppi “A” e “B”

Difficoltà: E Dislivello: 870 m Lunghezza: 4 km Tempi: 3 ore

Giorno 2

Gruppo “A”

Difficoltà: EEA

Dislivello: 800 m

– 1490 m

Lunghezza: 10 km Tempi: 7,5 ore

Giorno 2

Gruppo “B”

Difficoltà: E

Dislivello: 620 m

– 1490 m

Lunghezza: 10 km Tempi: 6 ore

1° Giorno Gr. A: Rifugio Trento – Forcella Payer – Cima Payer – Passo di Lagoscuro – Bivacco amici della montagna – Cima di Lagoscuro – Passo di Lagoscuro – Sentiero 209 – Rifugio Trento – Sentiero 212 – Malga Bedole.

1° Giorno Gr. B: Rifugio Trento – Sentiero 209 – Passo Presena – Cima Presena – Sentiero 209 – Rifugio Trento – Sentiero 212 – Malga Bedole.

1° Giorno: Da Malga Bedole per il sentiero 212 si sale al Rifugio Trento passando per il centro studi Julius Payer. Possibile la visita ai vicini Laghi del Mandrone e la salita facoltativa alla testata del Ghiacciaio del Mandron.

2° Giorno Gruppo A: Dal Rifugio si prende il sentiero che passando a ovest della sponda del Lagoscuro punta al visibile incavo della Forcella Payer e con l’aiuto di catene fisse si raggiunge la Cima Payer. Si prosegue sull’aerea cresta seguendo il sentiero attrezzato che cala al vicino Passo di Lagoscuro, per poi risalire fino al Bivacco degli Amici della Montagna e alla vicina Cima di Lagoscuro. Ritornati al passo si scende al rifugio prendendo la traccia non numerata che si innesta sul sentiero 209 e passando accanto alla sponda est del Lagoscuro riporta al Rifugio Trento, e da qui col sentiero 212 a Malga Bedole.

2° Giorno Gruppo B: Dal Rifugio si prende il sentiero 209 che costeggiando il Lagoscuro punta verso il Passo del Maroccaro. Al bivio segnalato si devia sulla destra verso il Passo Presena, raggiunto il quale si sale in breve per facili roccette alla panoramica Cima Presena. Il ritorno avviene percorrendo a ritroso lo stesso percorso fino al Rifugio Trento, e da qui col sentiero 212 a Malga Bedole.

Domenica 15 Settembre – Gruppo de Lagorai – Cima di Cece

Difficoltà: EE Dislivello: 1200 m Lunghezza: 17 km Tempi: 6,5 ore
Quota Massima 2754 m (Cima di Cece) Cartografia Tabacco: 014

La Cima di Cece è una montagna del Trentino orientale, nel Gruppo del Lagorai e si trova sullo spartiacque fra la Val di Fiemme (bacino dell’Adige), la Valle del Vanoi (bacino del Brenta) fra i comuni di Predazzo e Canale San Bovo; La caratteristica roccia porfirica scura è in evidente contrasto con la chiara e pallida roccia Dolomitica delle attigue Pale di San Martino e del Catinaccio. La Cima Cece è la vetta più alta con i suoi 2754 m e rappresenta la massima elevazione della Catena del Lagorai. Lungo il percorso sono presenti delle fortificazioni e trincee della prima guerra mondiale. Escursione abbastanza impegnativa sia per lunghezza che per dislivello: i sentieri sono ripidi e a tratti su pietraie.

Da Trento si va in Val di Fiemme a Predazzo; da qui si prende la strada seguendo la direzione Malga di Valmaggiore – 1619 m, c’è possibilità di un ampio parcheggio. Si risale la Val Maggiore, dapprima per strada forestale, poi per sentiero roccioso fino a giungere al Bivacco Paolo e Nicola sulla Forcella Valmaggiore 2180 m. Dal bivacco si prosegue risalendo lungo un vallone fra sassi ammirando, lungo la salita, il Dente di Cece (detto anche Campanile di Cece). Il sentiero prosegue verso Forcella Cece; un grosso masso segna la deviazione dove inizia la cresta che porta alla Cima di Cece, 2754 m. Il ritorno può avvenire da Forcella di Cece 2393 m passando per il Lago Caserina 2087 m, si arriva al Lago di Cece, 1879 m e si rientra per la Valmaggiore al parcheggio della Malga.

Sabato 28 Settembre – Passo di Valparola – Giro e cima Settsass

Difficoltà: E Dislivello: 830 m Lunghezza: 17 km Tempi: 6 ore
Quota Massima 2571 m (Cima Settsass) Cartografia Tabacco: 007

Il Gruppo del Settsass funge da confine geografico tra il Bellunese e la Val Badia e rappresenta uno dei maestosi protagonisti del panorama del Passo Valparola. Situato nel pieno della zona dei combattimenti durante la Grande Guerra, il Settsass è ancora oggi ricco di resti, caverne e trincee tra i quali le casermette della Postazione Edelweiss. Dal passo Valparola, suggestivo giro ad anello attorno al monte Settsass, una delle vette più panoramiche delle Dolomiti. Il punto di partenza è il rifugio passo Valparola dove, a margine di quest’ ultimo, si imbocca il sentiero 24 lasciando a sinistra il piccolo lago di Valparola. Il percorso si snoda con tranquilli saliscendi e scorci panoramici sulle Conturines e la val Badia, superando il Vallone Pudres e raggiungendo la località Le Pizades, dopo circa 2 ore dal punto di partenza. Abbandonando momentaneamente il sentiero 24, si sale a sinistra per raggiungere la cima Settsass, con sentiero ripido, ma mai difficile e sempre ben segnalato. Raggiunta la cima, 2571 m, il panorama si presenta immenso, Conturines, Fanes, Lagazuoi, Sorapis, Antelao, Averau, Tofane, Pelmo, Civetta e molto altro ancora. A malincuore si scende quindi nuovamente al bivio e si continua in direzione Ovest fino all’ incrocio tra i sentieri 24 e 23, dove girando a sinistra, attraverso il sentiero 23, si procede tra grossi massi in direzione della forcella Sief e il Col di Lana. Raggiunto il passo Sief, dopo una doverosa sosta nel vicino bivacco, ci si dirige nuovamente verso il passo di Valparola, seguendo il sentiero che si snoda tra leggeri saliscendi e che rientra al punto di partenza dell’escursione.

Domenica 13 Ottobre – Alpago – Prealpi venete – Monte Messer

Difficoltà: EE Dislivello: 1030 m Lunghezza: 7 km Tempi: 6 ore
Quota Massima 2230 m (Monte Messer) Cartografia Tabacco: 012

Montagna selvaggia e poco frequentata, ideale per chi vuole uscire dai soliti percorsi in un ambiente aspro e solitario. Il Messer è la cima più elevata della dorsale centrale dei monti dell’Alpago. Posto a cavallo tra la val Cellina e la conca dell’Alpago permette una buona visuale sia verso la provincia di Belluno che verso le dolomiti friulane. Dalla sua cima è possibile vedere sia il lago di Santa Croce che quello di Barcis, in provincia di Pordenone. Nei pressi dell’agriturismo di Pian Formosa 1210 metri circa, si parcheggia per cominciare la salita lungo la carrareccia sassosa che transita nei pressi di uno stallone. Poco oltre, dalla carrareccia si stacca il sentiero 979 che oltrepassa brevemente il bosco per immettersi in una radura con faggi di enormi dimensioni. Più in alto il panorama si apre su parte dell’Alpago e Cansiglio mentre si sale faticosamente il vallone restando sul lato sinistro del ghiaione originato da materiali rocciosi scaricati dai versanti dell’Antander e Messer. Si raggiunge quindi un’ampia conca glaciale, in vista delle cime medesime, le cui pareti sono ricoperte da ghiaioni con lievi tracce, in un ambiente particolarmente severo e solitario. Si rimonta poi la forcella Antander dove, poco prima di raggiungerla, è ancorato il bivacco Alessio Toffolon 1990 m. Appena sopra il bivacco, in forcella, il sentiero 979 incrocia l’alta via n° 7, che percorre pressoché in cresta tutte le principali cime dell’Alpago. La si segue sulla destra risalendo il ripido ed erboso versante nord del monte Messer, superato il quale s’incontrano i primi salti di roccia molto esposti e, seguendo le indicazioni, si percorre una breve cresta fino alla cima.

I Brent de l’Art sono una conformazione naturale, molto simile a un canyon, dovuta a migliaia di anni di erosione da parte dall’acqua, che ha riportato alla luce strati di roccia formatisi milioni di anni fa. L’erosione è dovuta dai detriti che l’acqua trasporta, sassi e piante travolti dalle piene creano dei mulinelli, sbattono sulle pareti scavando la roccia, per poi fluire a valle. Si presume che l’opera di scavo naturale più importante sia durata dai 10.000 ai 15.000 anni e che continui, anche se in maniera molto più debole, ancora oggi. Il tipico colore rosso dei Brent è dovuto dalla presenza della “Scaglia Rossa” cretacea, una roccia formatasi 90‐65 milioni di anni fa, composta da depositi di fanghi carbonatici mescolati a gusci fossili di invertebrati marini che la rendono un materiale facilmente erodibile. Questa conformazione forma le pareti dei Brent de l’Art, rivelando i suoi strati calcareo‐marnosi generalmente di colore rosso mattone, dovuto dalla presenza di ossidi di ferro, e strati più biancastri dovuti a una decolorazione secondaria, entrambi intervallati da ulteriori strati di argille rosse e grigio verdoline. Queste particolari caratteristiche geologiche ne determinano la bellezza e la peculiarità, un luogo che consente un eccezionale salto nel tempo, a milioni di anni fa. Il gruppo farà una piccola e rilassante, ma piacevole, escursione di un paio d’ore intorno a quest’area, così da conoscere il luogo e incrementare, contestualmente, l’appetito. Pranzo e castagnata finale si faranno presso la “Casa degli Alpini” al Passo San Boldo.

Domenica 27 Ottobre – Brent de l’art – Castagnata

Difficoltà: T Dislivello: 305 m Lunghezza: 4 km Tempi: 2 ore
Quota Massima 570 m (S. Antonio Tortal) Cartografia Tabacco: 012

I Brent de l’Art sono una conformazione naturale, molto simile a un canyon, dovuta a migliaia di anni di erosione da parte dall’acqua, che ha riportato alla luce strati di roccia formatisi milioni di anni fa. L’erosione è dovuta dai detriti che l’acqua trasporta, sassi e piante travolti dalle piene creano dei mulinelli, sbattono sulle pareti scavando la roccia, per poi fluire a valle. Si presume che l’opera di scavo naturale più importante sia durata dai 10.000 ai 15.000 anni e che continui, anche se in maniera molto più debole, ancora oggi. Il tipico colore rosso dei Brent è dovuto dalla presenza della “Scaglia Rossa” cretacea, una roccia formatasi 90‐65 milioni di anni fa, composta da depositi di fanghi carbonatici mescolati a gusci fossili di invertebrati marini che la rendono un materiale facilmente erodibile. Questa conformazione forma le pareti dei Brent de l’Art, rivelando i suoi strati calcareo‐marnosi generalmente di colore rosso mattone, dovuto dalla presenza di ossidi di ferro, e strati più biancastri dovuti a una decolorazione secondaria, entrambi intervallati da ulteriori strati di argille rosse e grigio verdoline. Queste particolari caratteristiche geologiche ne determinano la bellezza e la peculiarità, un luogo che consente un eccezionale salto nel tempo, a milioni di anni fa. Il gruppo farà una piccola e rilassante, ma piacevole, escursione di un paio d’ore intorno a quest’area, così da conoscere il luogo e incrementare, contestualmente, l’appetito. Pranzo e castagnata finale si faranno presso la “Casa degli Alpini” al Passo San Boldo.